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Canti Orfici / Chants Orphiques,
edizione bilingue, traduzione francese, presentazione, cronologia e saggio conclusivo
di Christophe Mileschi,
Lausanne-Paris, L'Âge d'Homme, 1998, pag. 183. L.40.000.
"Come Campana era arrivato alle sorprendenti virtuosità di stile dei Canti Orfici ?"
Giuseppe Ungaretti"Urgenza di contenuti balenati nell'infrenabile notte; energica volontà e voluttà di nomade, di tramp, che conosceva Whitman e Rimbaud ed esperimentava la sua poesia come un atto indifferenziato di natura estetica e insieme volontaristica, morale; song of himself, saison en enfer."
"È una poesia in fuga, la sua, che si disfà sempre sul punto di concludere."
Eugenio Montale"Non c'è bisogno di richiamare le condizioni generali del pensiero e della forma che in un momento come questo, drammatico per la deflagrazione del molteplice e per il frantumarsi degli stessi termini del dramma, esaltano l'attualità di questo libro che in fondo non ha mai avuto il suo tempo."
Mario Luzi
Dino Campana. Le mystique du chaos,
Lausanne-Paris, L'Âge d'Homme, 1998, pag. 332. L.50.000.Dino Campana ha lasciato un libro unico, i suoi Canti Orfici, raccolta di testi in versi e in prosa pubblicata alle soglie della prima guerra mondiale, nell'agosto 1914.
C'è chi ha voluto, specie fra i contemporanei di Campana, costringerlo in una schiera di poeti ingenui, primitivi, incolti. Un poeta per inavvertenza.
Ma no, decisamente: Campana è un poeta cruciale.
Autori più celebri, Ungaretti, Montale, Luzi, Vassalli, non avrebbero nei suoi confronti un tale debito se non scrivesse in conoscenza di causa; e i suoi intimi non sono artisti minori: Dante, Leonardo, Goethe, Nerval, Nietzsche, Whitman, Baudelaire, De Chirico..
Campana non ignora niente dei dibattiti avanguardistici del suo tempo, dei Futurismi marinettiano e fiorentino, che il suo testo registra e a cui risponde.
Ma per lui, la posta in gioco nella poesia, il senso o il non-senso dello scrivere non sono nell'agone mercantile per la gloria immediata, nella celebrazione delle virtù, a ben guardare conformistiche, della novità ad ogni costo.
In uno sforzo estremo lacerante verso l'unica autenticità che gli fosse possibile "solo il dolore è vero" Dino Campana bracca e bandisce le soluzioni facili da tutti i campi della scrittura e della vita.
Per una svista vitale, si crede nella consistenza del reale, nella sua facoltà di reggersi con se stesso, di contenersi. Ma i contorni di ogni cosa qui si disfanno.
L'immagine aperta a tutte le immagini alla fine giace franta. Il poeta, aperto a tutti i sensi, termina dilaniato. Solo l'alienazione mentale, ufficializzata nel 1918 con un internamento fisico dal quale la morte lo libera quattordici anni dopo, poté costringere l'uomo Campana in una maniera codificata di vita.
Al lettore di oggi, sul quale incombono tante e tante ingiunzioni a prendere per buona la moneta contraffatta dei nuovi dogmi, ad ottemperare sotto il peso pubblico delle cosiddette realtà, a non dubitare, a non cercare più, i Canti Orfici, e la vita tremendamente integra di un uomo che rifiuta di "fabbricare", che sa solo "fare e disfare", si offrono a difficile ma necessario antidoto: la prova confondente dell'insubordinazione alle nomenclature dell'intelligenza.
In questo saggio, l'autore, valendosi del confronto con letterature di altri paesi, di un approccio pluridisciplinare e di un vigile partito preso di sympathia, mette in luce la portata intertestuale, la coerenza etica e gnoseologica, gli addentellati con le concezioni epistemologiche contemporanee, la notevole attualità dell'opera campaniana.
Christophe Mileschi è nato in Francia nel 1961.
Insegna all'Université des Sciences Humaines di Nancy.
Le sue ricerche vertono sull'Italia del Novecento, con un particolare interesse per la poesia e l'epistemologia.
Ha pubblicato una raccolta di poesie, À Temps Contés, 1997.
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